Pescante non può rappresentare l’Italia nel Cio e alle Olimpiadi 2020

JAN
16

Paola Brandolini, presidente nazionale ArciLesbica

Mario Pescante, componente del CIO ed ex presidente CONI, e presidente del Comitato olimpionico Roma 2020, che si scaglia contro i politici che strumentalizzerebbero sempre le Olimpiadi perché attenti al problema dei diritti umani, di lesbiche, gay e trans, dei Paesi in cui si svolgono, si è fatto interprete di una visione piccola e intrinsecamente omofoba rispetto al valore e all’influenza culturale positiva che lo sport può agire.
Obama sceglie di mandare atleti gay e lesbiche a rappresentare gli USA alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Sochi anziché rappresentanti istituzionali per protestare contro le leggi antigay di Putin. No, non è terrorismo, sig. Pescante, è un atto di civiltà, è un esempio di impegno civile e politico e di una visione della società non parcellizzata. Quando si parla di diritti umani il problema è di tutti, sempre, in ogni ambito della società. Lo sport non è a priori veicolo di civiltà: lo è se chi lo rappresenta e lo vive si fa carico veramente e con coerenza del suo potere di accoglienza, valorizzazione delle differenze, inclusione, conoscenza e libertà. Chi non capisce questo non solo non rappresenta il vero spirito della sport, ma non può rappresentare e lavorare nemmeno a una grande manifestazione di civiltà come dovrebbero essere i giochi Olimpici.