Lettera aperta a ROSALINDA CELENTANO

Dopo il coming out sulle pagine di Vanity Fair, la risposta della madre Claudia Mori via Corriere della Sera, e l’intervista doppia a lei e alla sua compagna Simona Borioni, abbiamo deciso di pubblicare una lettera indirizzata proprio a lei, a Rosalinda Celentano.

Ciao Rosalinda,
in questi giorni in cui un’intervista alla tua compagna scatena opinioni discordi ho immaginato di parlarne con te. Ricordo quando ti incrociavo per lavoro e pensavo «Lo dirà mai? Sarebbe bello e forse utile a qualcuna/o! » Recentemente anche tua madre ha avuto modo di chiarire che, contrariamente a quanto si pensa, persino (!) nelle famiglie di artisti un coming out può gettare nel panico genitori e figli, può dare luogo a comportamenti aggressivi di cui ora lei è consapevole. Comportamenti che permettono di realizzare come mai hai aspettato a parlarne.

Non capisco però la tua avversione per il termine “lesbica”. Lesbica non è un insulto: solo un omofobo potrebbe pensarlo! Dunque non dev’essere questa la tua motivazione. Ma se le parole ti stanno così a cuore preferirei saperti impegnata a combattere, che so, l’uso improprio di termini come “clandestina” quando si parla di una migrante.

Rosalinda, cosa ti ha fatto di male la parola lesbica?! – si è chiesta una mia amica, ed io con lei. La parola ha la funzione di descrivere, perciò non può averti fatto nulla di male. Ma ciò che ha significato per te non riuscire a dirla, quello sì, deve averti fatto parecchio male, se oggi adulta innamorata continui a detestarla. Da adulte, però, abbiamo molte più occasioni per prenderci delle rivincite. E qualche idea a riguardo se fossimo amiche te la scriverei: non rinunciare ad usare la parola lesbica solo perché ti ha confusa e ferita, ma chiediti cosa puoi fare d’ora in poi perché non sia evitata da altre.

Se i preparativi per il matrimonio ti concedono qualche ora di pausa, considera l’idea di usare il tuo nome, la tua immagine, la tua popolarità insieme a questo termine per fare in modo che ciò che rappresenta per te non sia più per nessuna causa di sofferenza, o motivo per nascondersi e mentire agli altri quanto a noi stesse. Se sei stata all’Europride di Roma ricorderai l’impatto dell’intervento di Lady Gaga su tante e tanti adolescenti. Io mi sono commossa! A qualche attivista dispiace che i pochi minuti di Gaga sul palco vengano ricordati più di tante battaglie combattute quotidianamente, ma è così che stanno le cose.

Rosalinda, spero che tra te e la parola lesbica non finisca qui! Ti auguro che il tuo percorso coinvolga più persone possibile, dalle edicole in cui i giornali parlano anche di te fino alle piazze in cui chiediamo diritti per tutte e tutti. Spero che lesbica diventi una delle parole che presto dirai sorridendo come quando sorriderai alla tua compagna perché potrete sposarvi. Abbiamo diritto ad amarci come abbiamo diritto a dirci. E abbiamo diritto ad essere riconosciute per ciò che siamo: perfettamente in grado di amare nonché – least but not last – lesbiche.

Non finisce qui, vero Rosalinda?

Chiara Zanini