Intervista a Irene Grandi: Letta è pop, ma sia meno accomodante. E poi Mina, Patty Pravo e… Matteo Renzi (VIDEO)

“Da un lato penso che avere un premier “pop” sia un pregio, perché un po’ di quella tendenza a mettere d’accordo tutti come fa il pop è giusto che un capo ce l’abbia; dall’altro, in termini di cambiamento – che è quello che ormai tutti noi italiani chiediamo a gran voce – forse ci vorrebbe un leader meno accomodante, magari con in mente delle idee più radicali di cambiamento. Enrico Letta sembrerebbe voler mettere d’accordo secondo un’idea di governabilità una base di gente che in realtà si piglierebbe a cazzotti. Direi che lui fa bene, ma è sbagliato il contesto in cui si trova e quindi quello che potrà fare non sarà mai abbastanza”.

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Irene Grandi parla all’Huffpost, in occasione del lancio di due nuovi tour, del governo di larghe intese e dell’amore del premier per la musica pop, citata anche durante il discorso di insediamento.

La cantante toscana, mentre sta scrivendo il materiale nuovo che confluirà nel prossimo disco, offre questa estate ai fan due occasioni live: il progetto “Cinecittà”, in cui la voce calda della Grandi incontra l’improvvisazione di quattro famosi musicisti jazz italiani per un repertorio formato da temi e canzoni tratte dalle colonne sonore di alcuni tra i film più celebri della storia del cinema, e il progetto “Come non mi hai visto mai”, che rivisita in chiave indie i suoi grandi successi.

“Dopo anni di lavoro e di esperienze accumulate, avevo voglia di diversificare, di crescere artisticamente e trovare nuove motivazioni. Dall’esperienza fatta con Bollani lo scorso inverno è nata l’idea di Cinecittà, un incontro tra musica jazz e musica da film, con un ensemble di musicisti davvero eccezionale: Rita Marcotulli al pianoforte, Stefano Cantini al sax, Alfredo Golino alla batteria e Ares Tavolazzi al contrabbasso. Si tratta per lo più di amici, perché anche se con alcuni di loro non avevo mai collaborato nell’ambiente ci si conosce tutti e quindi trovarsi a suonare insieme è la cosa più naturale del mondo”.

Quanto al secondo tour?

L’idea di mettermi alla prova con un genere diverso, come il jazz, mi piaceva molto, ma al contempo non volevo che questo progetto diventasse qualcosa di parallelo alla mia storia e in attesa del nuovo album ho deciso di tornare dal vivo con le mie canzoni, insieme ad una nuova band con cui ho rivisto il mio repertorio per trovare delle nuove intenzioni musicali. Per questo secondo progetto ho trovato un ottimo collaboratore in Saverio Lanza, con cui sto anche scrivendo pezzi nuovi per il mio prossimo disco.

Nelle note che accompagnano il lancio di questo secondo tour si legge: “Irene rilegge il suo repertorio in chiave rock-blues, dando un’impostazione indie agli arrangiamenti”. Anche altri artisti italiani, diciamo “mainstream”, ad un certo punto vengono affascinati dall’idea di rivolgersi al mondo “indie”, come mai?

Perché è la musica che piace a noi artisti, c’è più ricerca e più spazio per la musica vera e propria, mentre nei prodotti più da classifica si pensa di più alla forza comunicativa, alla potenza. Da un lato c’è il confezionamento del pop che aiuta perché è immediato e radiofonico, ma dall’altro appiattisce le sfumature della musica…credo che dopo anni di lavori iper-prodotti, dopo che hai raggiunto anche un certo livello di popolarità, sia normale avere voglia di sperimentare per non ripetere sempre la stessa formula. Ovviamente, come dice il comunicato, si tratta di un’impostazione indie, non è che di punto in bianco sono diventata una cantante indie…Penso che un po’ tutti siamo affascinati da questo approccio alla musica perché è ricerca e dà modo a canzoni magari un po’ datate, di assumere contorni e sfumature inaspettati.
Quindi una sua ipotetica playlist di 5 brani avrebbe un sapore tutto indipendente…

Sicuramente Riccardo Sinigallia con Bellamore, Cristina Donà con Un esercito di alberi dall’ultimo disco, Max Gazzè con Il solito sesso che ha un sound quasi brasiliano molto accattivante, un pezzo qualsiasi da Figure 8 di Elliott Smith e poi c’è un brano nella colonna sonora di Django che mi è piaciuto moltissimo, Freedom di Anthony Hamilton.

Tornando alla politica, lo sa che Enrico Letta è un suo fan? Magari verrà a vederla in concerto…

Si me l’hanno detto, sono stupita.

Lei invece non è una fan del governo di larghe intese…

No per niente, non sono una molto politicizzata, ma penso che ci sia bisogno di uno scossone, altrimenti qui non cambierà mai nulla.

Lo scossone lo può provocare il sindaco della sua città, Matteo Renzi?

Aspettavo questa domanda…Io una possibilità gliela darei, non lo so se è capace, ma sembra uno che ci vuole provare e che ha delle idee da mettere in campo. In fondo una legislatura quanto dura? Siamo andati avanti 40 anni con il mal governo, non moriremo certo per 5 anni di governo di Renzi…Bisogna dare la possibilità al nuovo di uscire fuori e non mi sembra che per come stanno adesso le cose ci sia tanto margine per fare cose nuove, mentre magari con lui si.

E’ un buon sindaco?

E’ umano, è uno che cerca di coinvolgerti dal punto di vista umano ed è molto presente sul territorio. Forse ancora è difficile dire quanto abbia cambiato Firenze, però la vivibilità del centro è molto migliorata…sono piccole cose, ma nella quotidianità di una città non tanto grande hanno il loro peso. Mi sento di dire che a piccoli passi le cose stanno cambiando in meglio…

Lei dice di non essere molto politicizzata, ma ad un certo punto secondo lei un’artista – sulla scia di una lunga tradizione tutta italiana – deve assumere un profilo “impegnato”?

Secondo me deve essere una libera scelta artistica e non può essere una regola: trovo che in Italia a volte ci sia una concezione forzata per cui se non sei impegnato, allora non sei maturo. L’unico dovere che ha secondo me l’artista è quello di evolvere, non rimanere uguale a se stesso per tutta la vita, anche perché sarebbe terribilmente noioso. Con l’esperienza si cresce come artista ma anche come persona e le due cose è importante che vadano di pari passo perché poi la musica rifletterà questi cambiamenti e assumerà sfumature diverse, ma tutto deve essere naturale, non forzato.

Le belle voci in Italia non mancano, eppure oggi difficilmente un’artista diventa un’icona, come succedeva in passato con Mina, Milva, Patti Pravo…Mancano gli autori giusti?

Non credo che sia questo, di gente brava ce n’è un sacco: da un lato i tempi sono cambiati e dall’altro forse manca una lavorazione adeguata al prodotto, infatti all’estero quando si parla di icone della musica si vede che intorno c’è uno staff che lavora sodo…è difficile dire quale sia il motivo, forse se lo sapessi sarei già un’icona.

E’ quindi sul versante della produzione che siamo manchevoli?

Mancano anche i posti belli dove esibirsi, manca il lavoro di una casa discografica che ti faccia venire fuori come una vera star…noi facciamo una vita normale e questo la gente lo vede, del resto non va più neanche tanto di moda quel distacco tra la rockstar e il pubblico che c’era in passato. Oggi il sistema è più “prendi una canzone e buttala sul mercato”, se già il secondo pezzo non va arrivederci e grazie, non c’è più quella cura attorno all’artista che c’era un tempo. In realtà con internet l’utilità della casa discografica è diminuita tantissimo, anche perché la discografia non ha saputo confrontarsi bene con il nuovo mezzo e ci sta riuscendo un po’ solo adesso, ma se si potesse scavalcare l’etichetta un’artista ne farebbe a meno…il problema è che in Italia devi stare dentro un sistema, altrimenti sei fuori del tutto. L’unico di questa generazione che è diventato un’icona è Jovanotti, anche perché ha beccato l’onda del web.

C’è anche un problema culturale in Italia?

Credo di si, in Inghilterra ad esempio la musica si respira ovunque, nei locali ti pagano per suonare anche se non sei famoso e hai modo anche di entrare in contatto con tantissimi artisti ogni giorno…si può crescere con la musica e farlo diventare un mestiere, qui o diventi famoso o smetti perché non ci sono vie di mezzo. I giovani sono sempre molto innamorati della musica, magari si disamorano con il tempo, del resto non ci sono sbocchi: ci sono tre concorsi televisivi, che sono anche carini, ma non possono essere l’unica alternativa per un’artista.

Ci sono dei colleghi con cui ha creato un rapporto speciale, d’amicizia?

Mi piacciono molto Elisa, Sinigallia, i Tiromancino, Niccolò Fabi, Max Gazzè, Jovanotti anche se le ultime cose non tanto, poi Vasco e Pino Daniele – con cui ho collaborato – sono persone per me molto importanti. Penso ancora oggi che Prima di partire per un lungo viaggio sia il testo più bello del mio repertorio. Sono amica di Laura Pausini e anche se siamo abbiamo gusti musicali molto diversi, come personalità ci somigliamo molto.

Ha anche lei i suoi “groupie” maschi?

Avere i groupie uomini non è facile, al contrario ovviamente è la regola. Ultimamente sento tanto affetto da parte delle persone, uomini e donne di diverse età, e mi fa davvero tanto piacere…paradossalmente lo sento più ora che sto più ferma di quando lavoravo tantissimo. Non ci sono quelli che si strappano i capelli, ma preferisco dialogare con le persone piuttosto che essere adorata.